Come intendere la "Formazione Continua" degli Avvocati

La scadenza del termine (31/10) posto dall'art. 7 del Regolamento del C.N.F. 13/7/2007 per la presentazione del P.O.F. per l'anno successivo, accompagnato da una relazione illustrativa, costituisce una occasione di riflessione sul concetto di "formazione continua" e sulle concrete modalità di realizzazione della stessa, alla luce delle esperienze maturate dopo un primo biennio di attività formativa (iniziata immediatamente dopo l'approvazione del primo Regolamento del C.N.F. in data 18/1/2007 e poi perfezionata dopo l'approvazione, il successivo 13/7/2007, del Regolamento attualmente in vigore). L'esperienza alessandrina al riguardo è sicuramente positiva poichè si è avuta una partecipazione numerosa agli eventi organizzati dal Consiglio dell'Ordine ed un generale apprezzamento per l'impostazione data.
E' opportuno ribadire, in primo luogo, l'assoluta priorità di una formazione che sia
fatta e gestita dagli Avvocati (anche, certamente, con il concorso di altre professionalità - in primis provenienti dall'Accademia e dalla Magistratura- ma sempre "filtrate" nell'ottica della funzione e della specificità dell'attività del Difensore) e che, conseguentemente, sia gratuita.
La nostra categoria è certamente "eccezionale", nel senso che fa eccezione alla principale regola di mercato per cui ogni attività lavorativa deve trovare adeguata contropartita economica.
Gli Avvocati contravvengono quotidianamente questa regola che caratterizza giustamente l'impegno di ogni lavoratore, esplicando molteplici incombenti gratuitamente.
Questa genetica specificità del Difensore ci ha portato ad impostare una formazione in cui - contravvenendo ad altra regola primaria della concorrenza, per cui i più bravi di ogni categoria custodiscono gelosamente (o addirittura "brevettano") i loro segreti - i migliori offrono generosamente la loro esperienza e, comunque, tutti coloro che sono chiamati all'onore di svolgere formazione o anche solo aggiornamento per i Colleghi, si preparano con grande impegno per poter offrire il miglior contributo possibile al miglioramento della classe forense (e quindi, di fatto, contribuendo a realizzare un obiettivo impensabile per le regole mercantili e, cioè, rendere più preparati e conseguentemente più temibili i propri potenziali concorrenti).
La totale gratuità con cui viene svolto questo compito completa l'"eccezionalità" dell'impegno formativo che gli Avvocati devono continuare a svolgere.
Senza trascurare l'indispensabile contributo che Maestri della Avvocatura e Personalità illustri della cultura giuridica possono e debbono continuare a fornire, la formazione può e deve, a mio avviso, innescare un processo virtuoso in cui tutti, anche i discenti, si sentano partecipi e coinvolti, tanto da poter tutti aspirare, a turno, a divenire docenti, magari solo per attività di mero aggiornamento, così favorendo una crescita di tutta la categoria, da intendersi non come una massa di allievi istruiti da pochi "formatori", ma come una realtà omogenea di professionisti mossi dal comune desiderio di crescere e migliorare, sentendosi tutti in grado di proporsi, nei limiti ovviamente delle proprie competenze e capacità, anche come possibili "formatori".
L'obiettivo deve essere quello di creare una categoria di professionisti tutti (o nella massima parte) preparati in modo adeguato per svolgere un compito (la tutela dei diritti e delle libertà delle
persone e non già degli interessi dei consumatori) talmente delicato ed importante da essere stato previsto al massimo livello normativo e, cioè, dalla Carta Costituzionale.
Ed allora, gli Avvocati devono credere fermamente nella necessità di una indispensabile
formazione di base, finalizzata a fornire ai giovani il bagaglio di cognizioni e competenze necessario per passare dal mero "sapere" al "saper fare" e devono essere altrettanto convinti anche della necessità e della assoluta importanza della formazione continua, finalizzata ad alimentare e migliorare costantemente la preparazione professionale, curandone l'aggiornamento e l'affinamento.
La nostra Professione sa certamente stare al passo dei tempi ed è ben consapevole del fatto di esser inevitabilmente orientata in direzione specialistica. Ciò però non deve comportare che ci si possa limitare ad offrire, soprattutto ai più giovani, una formazione
esclusivamente nel settore specifico in cui si è soliti operare.
La sempre maggiore complessità del sistema giuridico ed il crescente ruolo della "iurisdictio"quale nuova fonte del diritto imporrà sempre più che gli Avvocati, per poter adempiere in modo adeguato ed effettivo il proprio compito, imbocchino la strada della specializzazione (soprattutto nei settori, quale ad esempio, quello penale, in cui si tutela il bene più prezioso delle persone: la libertà).
Ciò però non potrà e non dovrà comportare una chiusura dal complesso universo del mondo giuridico.
La formazione deve costituire una occasione di complessiva crescita culturale che non può essere intesa come rigida chiusura verso altre competenze ed altre specializzazioni.
Sostenere il contrario significherebbe non comprendere che le interconnessioni dei problemi che la nostra professione ci propone quotidianamente richiedono una competenza "globale" del sistema che non può prescindere dalla conoscenza (e dall'aggiornamento) anche delle problematiche esterne alla particolare specializzazione di ciascuno di noi.
L'Avvocato che, arroccato nel suo campo di conoscenza specialistica, si limiti a prendere in considerazione solo i profili giuridici strettamente attinenti al suo settore di competenza, solo apparentemente svolgerà il suo ruolo in modo adeguato e deontologicamente corretto.
In realtà molto spesso la soluzione dei quesiti giuridici richiede l'integrazione tra varie competenze tecnico-specialistiche e pertanto - pur non pretendendo di essere competenti su tutto - una preparazione professionale frammentata non può essere sufficiente.
L'Avvocato deve sapersi
specializzare nel contesto di una più generale ed organica formazione culturale.
Gli Ordini potranno, pertanto, proporsi quale soggetto che offre ai Colleghi quella formazione generale continua indispensabile per poter creare l'altrettanto indispensabile base sulla quale innestare l'eventuale specializzazione individuale.
Gli argomenti prescelti dovranno essere finalizzati a favorire quella formazione generalistica che deve, su determinati argomenti, interessare tutti gli Avvocati, a prescindere dallo specifico settore in cui operano.
Le altre componenti associative dell'Avvocatura porteranno - loro sì - nei settori di loro competenza, la componente specialistica, altrettanto indispensabile, come sopra detto, per la formazione.
I relatori dovranno certamente essere scelti tra Colleghi, docenti Universitari e Magistrati particolarmente e rinomatamente competenti nelle materie da affrontare, senza però escludere anche giovani Colleghi disponibili ad approfondire problematiche più recenti (fungendo così anche da stimolo, per loro e per tutti i Colleghi, ad impegnarsi come parte attiva della formazione).
 
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Queste brevi riflessioni sono state condivise dal Consiglio dell'Ordine di Alessandria e vengono offerte ai Colleghi quale spunto per aprire una discussione che miri ad un unico risultato: far sì che la nostra categoria possa - tutta insieme - sempre meglio e con più competenza, in piena libertà ed indipendenza, svolgere il ruolo di "advocatus" e cioè di invocato in aiuto dei diritti e delle libertà non già dei "consumatori" ma delle persone.

 

 


Unione Regione dei Consigli degli Ordini Forensi del Piemonte e della Valle d'Aosta - Torino (TO), C.so Vittorio Emanuele II. 130
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